La fauna metropolitana e la scuola di Hokuto
Scrivo qui, così mi libero.
Là dove la borgata ultrapopolare di tinge di Bronx sale sempre, sul bus, una signora di mezza età che sembra uscita da uno di quei ritratti oleografici del romano che, onestamente io trovo solo imbarazzanti. Fiera della sua voce a trombetta grida e strepita appena sale sul bus, facendo l'appello delle conoscenti, insultando chiunque la tocchi nel generale pigia pigia, urlando ai quattro venti luoghi comuni che spaziano dalle emorroidi alla presbiopia per giungere al traffico e ai mezzi che non passano.
Questa mattina si piazza in piedi affianco ad una signora seduta vicino a me.
Il bus, ormai, passa ogni 30 minuti ed è del tutto pieno. Io studio francese, visto che domani ho ben tre ore di conversazione prima del lavoro.
Cerco di concentrarmi e la tipa inizia a gridare: dall'unica porta che l'autista si degna di aprire è salito un ragazzo con la sacca da lavoro. E, per altro, giustamente non la tiene in spalla ma tra le proprie gambe per non ingombrare. Cerca di spostarsi ma è incastrato nella ressa. Però ha una busta di carta la cui presenza irrita la raffinata madama che inizia a urlare: "Poi dicono che mi lamento sempre! Ma tu mi rompi le palle! Te levi?? Me stai a rompe le palle!" E sciorina qualche altro riferimento ai genitali maschili, dopo di che inizia a gettare addosso al ragazzo la sua borsa. "Tiè, così senti che fastidio mi dai!" E avrebbe continuato fino al capolinea della metropolitana.
Io, ammetto, ho visto nero dopo 30 secondi di sceneggiata. Mi sono alzata e ho indicato il mio sedile alla signora dicendole, con educazione, di sedersi pure al mio posto così il ragazzo non l'avrebbe più disturbata visto che comunque no poteva spostarsi e io preferivo studiare in piedi che sentire litigate.
BUM.
L'avessi colpita come Ken il Guerriero - "nei tuoi punti di pressione e tra tre secondi morirai" - avrebbe fatto meno effetto. Giuro, non era voluto per zittirla, io volevo solo spostarmi e poter leggere in pace perché la tipa mi stava trapanando timpano e pazienza. Evidentemente, senza farlo apposta, ho colpito nel segno e pure pesante.
L'elegante dama è rimasta impietrita e muta per cinque secondi di fila (giuro, non capita mai: con gli orari estivi la becco tutti i giorni), ha preso posto e poi si è messa ad urlare. "Ao', se voi studià vai a scuola!"
Non so quale santo m'ha retto, dentro tremavo di rabbia, ma le ho civilmente risposto che lavoro da cinque anni e studiando non disturbo nessuno, però a me non piace sentire litigate e parolacce alle sette del mattino, ancor più che l'autobus è pieno e siamo tutti pressati e impossibilitati a muoverci. Per cui inutile strepitare: scomodi ci siamo tutti, piuttosto veniamoci incontro.
Quella ha continuato a borbottare che dovevo prendere la macchina se gli dava fastidio che lei litigasse la mattina (!!!), poi mi ha urlato "Che sei nervosa?? Perché io ce so' dalla nascita!!" (nessun dubbio, madame!) e poi ha taciuto tra l'evidente sorriso a 59 denti delle altre persone sul bus che non hanno fatto la ola solo per evitare che la carampana riprendesse ad aprire bocca.
Potevo sentirmi male dalla rabbia e dallo schifo, lo so che è una sciocchezza ma sono le piccole cose a darmi la misura di quello che per me è inaccettabile.
Mi stupisco che l'Italia vada come va, che la metropoli sia come sia... ma cosa mi sorprendo a fare? Questa gente vota, ha voce in capitolo nelle scelte politico economiche.
Certo è scandalosa una maleducazione così palese, che si qualifica da sola agli occhi di chi ha la sventura di condividere il bus con questa damina.
Ancor di più se penso che la gente nata qui mi ha defnita "burina" in quanto della terra di Martufello. Beh, ho girato la terra di noi "caciottari burini" in lungo e in largo sui mezzi pubblici, per anni, ma scene come quelle che ho visto in città non le ho viste mai lì!
Viva noi caciottari!