Countdown

Il conto alla rovescia è ancora più prossimo alle tre decine che alle due, ma le vacanze si avvicinano e io ne ho un gran bisogno. Saranno vacanze brevissime ma le anelo come acqua per disintossicarmi delle brutture del quotidiano. In fondo c'è stato un piccolo fatto che mi ha infastidita, la passata settimana. Parlando del più e del meno il capo mi ha raccontato che qualche anno fa ha fatto da garante al custode per permettergli di comprarsi un'auto di lusso da mostrare durante le ferie alla famiglia rimasta in patria. Non voglio giudicare il desiderio. Magari lui non salterebbe mai i pranzi per andare a vedere un musical come ho fatto io: ognuno ha le sue passioni e fissazioni. Però mi sono chiesta come mai su tre dipendenti dell'azienda certi privilegi vengano accordati solo ad alcuni, anche quando l'azienda piange sempre miseria tanto che per farmi sei mesi di contratto ce ne vogliono due solo per trovare una formula economica. Sarà perché se dici "no" possono tacciarti di razzismo e sfruttamento? Per mettere a tacere la coscienza sociale? Forse sono grezza, ma odio il politically correct: non esistono italiani e stranieri quando c'è da affibbiare un certo appellativo. Ci sono solo quelli che se lo meritano e quelli che non se lo meritano. E io non vado molto per il sottile, non guardo alla nazionalità, ma per i furbacchioni ho una certa allergia.
ayladelclan / mercoledì, 23 luglio 2008 / 12:30 / Permalink
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In ---> italia, riflessioni, vita di città

L'odissea infinita di un cane

Stavo dormendo e, siccome dopo 15 anni oggi vado al mare con un gruppo di amici - una giurista fallita, due tecnici Apple e un grafico - anche se erano lo due ho aperto gli occhi al suono del messaggio pensando fosse la risposta a una mia domanda di qualche ora prima.
Invece il messaggio non dava belle notizie: Lollo è di nuovo senza casa. Non riusciva a legare con i cani presenti in famiglia, non pochi per altro.
Di solito in questi casi con un po' di pazienza a buona volontà si possono superare i disagi, ma se i cani sono molti forse la situazione non è ideale per uno bisognoso di affetto e contatto diretto come Lollo. Entro domani chiederò notizie sulla sua possibilità di vivere con solo un altro cane o dei gatti: penso tuttavia che non sia un problema, visto il posto dove è ospitato ora.

ayladelclan / domenica, 20 luglio 2008 / 04:55 / Permalink
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Notizie di Lollo EDIT CON BELLE NOTIZIE

Questa mattina, per sms, la doccia fredda:

Il cagnolone pare aver trovato una famiglia che lo ama davvero,
Pare perché, confuso dall'ennesimo cambio di residenza, forse ancora in cerca del suo vecchio dis-umano, è scappato. I padroni hanno denunciato la sua scomparsa ai carabinieri, comunque gli avevano già messo il collare con i loro numeri di telefono quindi si spera che qualcuno lo riprenda, lo stanno cercando dappertutto.
Che sfiga. Vi farò avere notizie. Da oggi pomeriggio parto alla cerca anche io.

Ero alla stazione, quasi arrivata, pronta a inforcare la bicicletta anche io e... arriva un altro sms da Cristina. Lollo è stato ritrovato e portato alla sua nuova famiglia. Per altro stava cercando di tornarvi, quindi doveva proprio essere confuso. Povero amore. Ma tutto è bene quel che finisce bene!

ayladelclan / venerdì, 18 luglio 2008 / 08:02 / Permalink
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Costruito intorno al condizionale

Ieri, prima della solita trasferta, sono stata una ventina di minuti a parlare con una ex collega. Partite dalla mia odissea contrattuale, lei è arrivata alla frase top del medioevo prossimo venturo: "non sposarti né fare figli finché non ti sistemi."
Io, che sono cretina e penso ancora di vivere in un mondo dove c'è libertà almeno di dire no, ho risposto "Lo so, ma non ne soffro perché non è nei miei programmi".
Sguardo sconvolto "Ma che sei matta?" Beh, no, non penso di essere matta.
Penso che ci siano, come diceva al liceo la mia professoressa di filosofia in odor di catechismo, tante vocazioni nella vita. E che seguirne una che non si sente propria solo perché lo fanno quasi tutti sia sbagliato. Ovviamente la sua lezione era rivolta a chi pensa che si debbano fare figli anche se non li si desiderano. E io sono fermamente convinta che avesse ragione sotto ogni punto di vista. Qui però siamo nel trito e ritrito, che ormai non mi turba manco più.
Ma la seconda parte del discorso mi ha lasciata perplessa. La ex collega ha aggiunto con fermezza: "Allora il tuo ragazzo lo devi lasciare subito, anche se lo ami. Se sai che lui un domani potrebbe volere dei figli e tu no è inutile che state ancora insieme."
Non ho replicato, come ho detto ho imparato a glissare in certi casi e colpire signorilmente in altri, ma ero perplessa: mi è sembrato un po' un discorso da Bush: siccome so che un domani lo Stato X potrebbe fare questo lo bombardo a priori. O un contratto nuziale holliwoodiano: prometto di fare x e y, pena il pagamento di tot dollari di alimenti. E poi io mica sto con un donatore di seme, ma con una persona completa e in mutamento, una persona viva che condivide con me alcuni sogni e alcuni obiettivi.
Quando ci siamo incontrati, io ed F, non sapevo come agire. Mio padre era appena uscito dall'ospedale, le assunzioni erano bloccate ovunque, il futuro era ancora più lontano di oggi. Abbiamo fatto tanta strada, mettendo tanta energia nel nostro rapporto, cambiando tante volte, affrontando e superando difficoltà, che non voglio elencare. Tante cose abbiamo intenzione di fare, nel futuro. Dovrei buttare tutto all'aria per un "se + condizionale"?
Ovviamente si tratta di un'interrogativa retorica, so già la risposta in cuor mio che però è soggettiva e dettata dal presente. Abbiamo un progetto di vita che, al momento, collima. Potrebbe cambiare, certo, ma tutto cambia! Il suggerimento che ho ricevuto non sarà dettato dalla paura di dover affrontare degli adattamenti anche dolorosi?
Bisogna mettere un muro oggi al pensiero di un domani ancora distante e comunque ipotetico? Un uomo non soffrirebbe di più se la sua compagna buttasse alle ortiche un rapporto di lunga durata perché lui, "un domani potrebbe"?
E poi, ancora, perché in questi discorsi la capacità decisionale di un uomo non viene mai considerata? Come se i nostri compagni non fossero in grado di esprimere un pensiero o un giudizio ma fossero passivi alle scelte riproduttive/non riproduttive delle donne.
Perché, sia chiaro, le mie scelte di vita possono essere etichettate con tutti i dispregiativi che si vuole (per altro non ho scelto di diventare spacciatrice né trafficante di armi) ma la cosa che per me più conta, anzi forse l'unica importante, è che non causino sofferenza a nessuno, che di eventuali errori faccia le spese solo io.



ayladelclan / venerdì, 18 luglio 2008 / 08:00 / Permalink
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In ---> riflessioni

Avevo appena scritto un post di sfogo e l'ho cancellato prima di pubblicarlo.
Sono stanca e prosciugata, ma è più importante che il post su Lollo resti ben visibile. E poi parlare dei problemi non li risolve.
ayladelclan / mercoledì, 16 luglio 2008 / 14:39 / Permalink
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Tutto il resto conta davvero poco....

E' stato abbandonato un cane di un anno e mezzo, dolcissimo, abituato al contatto umano. E' vaccinato, tosato e ha fatto  il trattamento antiparassitari. Si tratta di un 90% setter e 10% breton, 16 kg, taglia media, dal carattere tranquillo e ben educato: non sporca, non rosicchia, non abbaia.
Rischia di finire in canile e soffre molto la mancanza del padrone. Spero che possa presto trovare una nuova famiglia e ricredersi e dimenticare lo stro***che gli ha mozzato un orecchio per eliminare il chip. L'orecchio ora è suturato e medicato. Ci sono ben altre ferite da far guarire, però.
Potete far vostro l'avviso e far girare la voce?
Qui c'è l'annuncio più dettagliato. Se dovesse essere spostato lo trascriverò sul mio blog. Comunque vi terrò aggiornati su quel che succede.
Chiamatemi patetica ma non posso sopportare l'idea che questa creatura finisca i suoi giorni nel canile per via di un mostro che ha anche il coraggio di definirsi uomo.

ayladelclan / martedì, 15 luglio 2008 / 20:36 / Permalink
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In ---> incubi, familiari pelosi, fratelli pelosi

La fauna metropolitana e la scuola di Hokuto

Scrivo qui, così mi libero.
Là dove la borgata ultrapopolare di tinge di Bronx sale sempre, sul bus, una signora di mezza età che sembra uscita da uno di quei ritratti oleografici del romano che, onestamente io trovo solo imbarazzanti. Fiera della sua voce a trombetta grida e strepita appena sale sul bus, facendo l'appello delle conoscenti, insultando chiunque la tocchi nel generale pigia pigia, urlando ai quattro venti luoghi comuni che spaziano dalle emorroidi alla presbiopia per giungere al traffico e ai mezzi che non passano.
Questa mattina si piazza in piedi affianco ad una signora seduta vicino a me.
Il bus, ormai, passa ogni 30 minuti ed è del tutto pieno. Io studio francese, visto che domani ho ben tre ore di conversazione prima del lavoro.
Cerco di concentrarmi e la tipa inizia a gridare: dall'unica porta che l'autista si degna di aprire è salito un ragazzo con la sacca da lavoro. E, per altro, giustamente non la tiene in spalla ma tra le proprie gambe per non ingombrare. Cerca di spostarsi ma è incastrato nella ressa. Però ha una busta di carta la cui presenza irrita la raffinata madama che inizia a urlare: "Poi dicono che mi lamento sempre! Ma tu mi rompi le palle! Te levi?? Me stai a rompe le palle!" E sciorina qualche altro riferimento ai genitali maschili, dopo di che inizia a gettare addosso al ragazzo la sua borsa. "Tiè, così senti che fastidio mi dai!" E avrebbe continuato fino al capolinea della metropolitana.
Io, ammetto, ho visto nero dopo 30 secondi di sceneggiata. Mi sono alzata e ho indicato il mio sedile alla signora dicendole, con educazione, di sedersi pure al mio posto così il ragazzo non l'avrebbe più disturbata visto che comunque no poteva spostarsi e io preferivo studiare in piedi che sentire litigate.
BUM.
L'avessi colpita come Ken il Guerriero - "nei tuoi punti di pressione e tra tre secondi morirai" - avrebbe fatto meno effetto. Giuro, non era voluto per zittirla, io volevo solo spostarmi e poter leggere in pace  perché la tipa mi stava trapanando timpano e pazienza. Evidentemente, senza farlo apposta, ho colpito nel segno e pure pesante.
L'elegante dama è rimasta impietrita e muta per cinque secondi di fila (giuro, non capita mai: con gli orari estivi la becco tutti i giorni), ha preso posto e poi si è messa ad urlare. "Ao', se voi studià vai a scuola!"
Non so quale santo m'ha retto, dentro tremavo di rabbia, ma le ho civilmente risposto che lavoro da cinque anni e studiando non disturbo nessuno, però a me non piace sentire litigate e parolacce alle sette del mattino, ancor più che l'autobus è pieno e siamo tutti pressati e impossibilitati a muoverci. Per cui inutile strepitare: scomodi ci siamo tutti, piuttosto veniamoci incontro.
Quella ha continuato a borbottare che dovevo prendere la macchina se gli dava fastidio che lei litigasse la mattina (!!!), poi mi ha urlato "Che sei nervosa?? Perché io ce so' dalla nascita!!" (nessun dubbio, madame!) e poi ha taciuto tra l'evidente sorriso a 59 denti delle altre persone sul bus che non hanno fatto la ola solo per evitare che la carampana riprendesse ad aprire bocca.
Potevo sentirmi male dalla rabbia e dallo schifo, lo so che è una sciocchezza ma sono le piccole cose a darmi la misura di quello che per me è inaccettabile.
Mi stupisco che l'Italia vada come va, che la metropoli sia come sia... ma cosa mi sorprendo a fare? Questa gente vota, ha voce in capitolo nelle scelte politico economiche.
Certo è scandalosa una maleducazione così palese, che si qualifica da sola agli occhi di chi ha la sventura di condividere il bus con questa damina.
Ancor di più se penso che la gente nata qui mi ha defnita "burina" in quanto della terra di Martufello. Beh, ho girato la terra di noi "caciottari burini" in lungo e in largo sui mezzi pubblici, per anni, ma scene come quelle che ho visto in città non le ho viste mai lì!
Viva noi caciottari!

ayladelclan / martedì, 15 luglio 2008 / 14:00 / Permalink
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In ---> vita di città

Potere della fantasia

Ieri sera mi sono coricata presto, leggendo con lentezza e piacere un libro che mi fa sognare, che parla di pirati, di uomini liberi e di vite sul mare. Mi sono addormentata con le sue pagine ancora sul petto.
Quando, un'ora dopo, F ha smesso di leggere e ha spento la luce mi sono svegliata ma, ancora sonnolenta, l'ho chiamato indicando l'alone della plafoniera appena spenta "Ero convinta che fossimo su una barca" ho biascicato " e che quella fosse la luna piena". Il poverino, abituato alle mie stranezze e alla mia loquacità notturna non ha risposto nulla.
Alle 23.30, pochi minuti dopo, è arrivato un sms di lavoro. Ho sbuffato svegliandomi un po' di più ma senza riuscirci del tutto e prima di chiudere finalmente gli occhi al sonno mi sono chiesta in che direzione avrebbe navigato il mio letto di notte.
Mi sono svegliata leggera e riposata.
ayladelclan / lunedì, 14 luglio 2008 / 12:48 / Permalink
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In ---> sogni

Braccia rubate all'...

Superba, che giudica facilmente, drastica. Così mi hanno più volte definita lettori di passaggio e capo compreso.
Ebbene, ieri doveva finalmente arrivare la mia busta paga di Giugno.
Il capo di sua iniziativa decide (alleluia) di chiamare la consulente del lavoro perché, dovendo pagare i contributi alla sua legione di colf, vorrebbe fare una sola coda alla posta e pagare anche i miei. Insomma, una chiamata solo di conferma "Arrivano oggi le due buste paga (5maggio-15 giugno  e 16-30 giugno)?" chiede, tranquilla come una Pasqua.
Solo allora la consulente dichiara "Mi sono accorta che non posso fare questa busta paga perché il settore non è più T. ma A. e il mio studio non può trattare l'A. per cui dovrà andare all'associazione di categoria cui aderisce l'impresa con tutti i documenti che le manderò."
Io non ho detto nulla, visto che sono "superba in quanto laureata, che giudico facilmente in quanto segretaria, che sono drastica in quanto giovane e in quanto tutto-quel-che-ti-pare".
In più - e qui godo  maligna- avevo fatto presente che i miei contributi del primo contratto dovevano essere pagati a maggio, dopo tre telefonate del capo alla consulente (che: "no-no, può aspettare metà luglio") e varie cazziate a me ("sei troppo ansiosa, quello è il loro lavoro da vent'anni e non il tuo: sapranno ciò che fanno?") è venuto fuori che avevo ragione io, che la consulente non ha capito/non ha sentito la domanda: i miei contributi sono stati pagati con due mesi di ritardo. Quindi l'azienda sarà anche multata. E adesso, signorina consulente dei miei stivali, io sarò magari una parruccona rosicona dalle sentenze facili, però credo che le sue braccia siano più appropriate a impiegarsi nel settore in cui sono inquadrata io.
ayladelclan / mercoledì, 09 luglio 2008 / 13:03 / Permalink
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In ---> italia, lavoro, v for vendetta, vita di città

L'Isola che non c'è e la donna monotona

Una lunghissima pedalata sotto il sole termina in un tuffo nel mare caldo, agitato da onde allegre e avvolgenti. Un libro che fa sognare terminato lì, sulla sabbia e poi ancora una lunghissima pedalata per tornare.
Una prima doccia con la pompa da giardino, l'acqua calda di sole scorre sui muscoli tesi e piacevolmente stanchi.
E poi la fame: quella genuina, quella dell'infanzia, quella da pomeriggio di gioco. Non quell'appetituccio fastidioso dopo una giornata di lavoro, dettato dal nervoso o dallo sfinimento. La fame sana, la fame bella, che saziare con pomodori genuini, pane e formaggio bianco è una gioia.
So che è sbagliato vivere queste cose da sola, che F è in città con le gatte e non viene mai, un po' per le feline un po' perché non impazzisce per il mare. Ma io non riesco proprio rinunciare, pur sentendomi (un po') stronza: anche se Peter Pan è cresciuto lasciamogli almeno l'illusione di poter tornare indietro nel tempo quando vuole, magari a week-end alterni.

ayladelclan / sabato, 05 luglio 2008 / 18:14 / Permalink
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In ---> terra ti amo